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Permesso di soggiorno.
Sempre la stessa storia, ogni volta che
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Permesso di soggiorno.
E lei a ripetere, sono
E giù racconti sulle cose passate, fin anche cose intime e private che solo un occhio discreto dal cielo poteva vedere.
Ed era curioso osservare come quei racconti si fermassero all’alba, che oltre non poteva guardare, che c’era il giorno e il sole e lei doveva ritirarsi, così erano racconti a singhiozzo.
Ma erano solo racconti, parole nell’aria e lì servivano i fatti e le carte giuste e non bastava insistere, non era il caso di insistere, ecco l’avevo detto io che era meglio non insistere.
I tratti somatici, la carnagione chiara e i capelli biondi suggeriscono la provenienza dal nord, nord-est Europa, ma il suo perfetto italiano sconcerta il commissario.
Non può essere un’immigrata clandestina.
Le affermazioni stravaganti della donna portano il maresciallo a pensare che costei avesse dei problemi mentali.
Deve essere solo una povera matta sfuggita alla famiglia, che si è persa per la cittadina e ora la staranno sicuramente cercando.
- “Allora Signora, ci ripeta con calma la sua storia, siamo qui per aiutarla.”
- “Sono
- “Allora Signora Luna, ci sa dare il recapito di un famigliare, un numero di telefono, così proviamo a risolvere questa situazione.”
- “Parenti non ne ho.”
- “Almeno ci dia il recapito del suo indirizzo precedente.”
- “Precedente?”
- “Dove abitava prima?”
- “In cielo, e dove se no?”
- “La prego di non scherzare!”
- “Provi a guardare in cielo stanotte, e mi dica se vede il disco lunare, se non c’è avrà la prova che
Il maresciallo era sempre più sconcertato. Da sempre intimidito da certa sicurezza nelle donne, tutti i suoi anni da carabiniere e da maresciallo poi non gli bastavano a fronteggiare lo sguardo di quella donna stravagante e tremendamente affascinate. Non riusciva a non credere che quelle parole fossero la verità, ma come poteva essere?
Così il maresciallo evitava gli sguardi della donna e lei gli prese a raccontare una storia.*
Da principio si sarebbe detto solo una follia nella follia, ma a quella storia il maresciallo cambiò espressione. Cambiò più volte espressione.
Prima si spazientì, infastidito da quel divagare continuo, lui che era uomo di poche parole, uomo di fatti e non di chiacchiere.
Poi si fermò, nel senso che fermò ogni parte del suo corpo, ogni suo muscolo si contrasse. Le dita impietrite, il volto di marmo. Anche le palpebre smisero di chiudersi. Ma la sua espressione non era ancora compita, piuttosto sospesa.
Il maresciallo stava ascoltando con molta, molta attenzione.
A questo punto, e solo a questo punto, impallidì e balbettò qualcosa di incomprensibile.
Infine si scrollò tutto di dosso e con gran serietà concluse in con una battuta che pareva presa pari pari da un poliziesco di serie B:
- “Come è venuta in possesso di queste informazioni così private sul mio conto? Chi è lei? Una spia? Per chi lavora?”
Dal canto suo il maresciallo le spie le aveva viste solo nei film, che nella sua cittadina non ne erano mai capitate o almeno non avevano avuto nulla a che spartire con il maresciallo dei carabinieri. Così da un lato si lusingò di suscitare tanto interessamento da parte di chissà quale società segreta, dall’altra faceva di tutto per non mostrare queste emozioni, così fini per non mostrare nessuna emozione.
La situazione si concluse così:
Intanto
Era questa delle fasi una cosa che
E fu così che
* Per motivi di privacy ci riserviamo di non pubblicare il racconto.

Sto sognando contromano.
"... ed io me n'andrò zitta / tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto."
(Eugenio Montale)
dipinto di Angelo Mazzoleni
.
.
C’era
C’erano tante cose, ma non per me, che ero senza memoria, senza forze e senza presente.
Passavo i giorni ad occhi chiusi. Forse dormivo, forse sognavo, forse morivo.
Non lo so dire.
So solo che un giorno ho riaperto gli occhi e intorno a me il mare e da quel momento per mesi ho vissuto su un’isola.
Pensavo fosse una di quelle piccole isole che la cartografia ufficiale descrive appena con un puntino, e il mare poteva essere un qualsiasi mare, magari un oceano, a guardarli da una certa angolazione si somigliano un po’ tutti.
Solo molto tempo dopo, quando non ero più sull’isola, avrei scoperto che il mare tutt’intorno a me aveva un nome poco familiare (almeno per i marinai), mare tranquillitatis (mare della tranquillità).
Ero sulla Luna.
Nuda e senza pensieri vivevo sospesa, senza peso e dimensione.
Non avevo nulla e mi bastava.
Il tempo passava e io riacquistavo pian piano la memoria e il peso terrestre, tanto che un giorno
Con questo stratagemma la mia permanenza si prolungava, ma non poteva durare per sempre.
Quello che accadde però neanche
E in quel limbo, prima di cadere definitivamente sulla Terra, io e
Poco dopo ho ritrovato il mio posto sulla Terra, nella mia città, nella mia casa, nella mia vita e tutto è stato come sempre, quasi non ci fosse stata nessuna interruzione.
In cielo mancava
Intanto
Ed era contenta e siccome non sapeva quanto sarebbe durato questo viaggio non perse tempo e cominciò la storia della Luna sulla Terra (senza l’acquario).
Un albero che cresce non fa rumore.
Ho incontrato l’uomo della sabbia.
L’ho avvicinato, ma lui è schivo e l’ho perso più volte prima di riuscire a guardarlo un po’ più da vicino.
L’ho osservato.
Di lui capivo solo che nascondeva qualcosa e non ho saputo resistere alla tentazione di conoscere lui e i suoi segreti.
Così la mattina mi svegliavo e dividevo la mia giornata in piccoli pezzi e poi decidevo quanto del mio tempo andava speso con lui.
Era una operazione di precisione, come pesare i carati di un diamante.
Niente di personale.
Niente da perdere.
Niente da guadagnare.
Solo un gioco in cui non c’è altro scopo che giocare.
E si giocava e io ero il gatto e lui il topo.
E io mi avvicinavo e lui si allontanava.
Nulla di personale finche l’uomo non ha smesso di scappare e si è precipitato nella trappola che lui stesso aveva costruito.
E io?
Io ho dovuto catturarlo: è questo che fa il gatto!
Così è capitato che ho conosciuto l’uomo della sabbia, e ancora continuo, perché c’è tanto nei suoi segreti.
Ora mi alzo la mattina e divido la giornata in due parti: il tempo che passo con lui e il tempo che passo senza di lui.
E faccio il possibile perché la prima di queste parti sia più grande della seconda.
Sono certi piccoli prodigi che mi fanno desiderare sempre nuovi incontri.
Da quando mi addormento tra le sue braccia i miei sogni sono così vividi da confonderli e mescolarli con la realtà.
Non ho più una notte senza sogni.
Ogni volta che lo stringo a me e chiudo gli occhi mi accade una cosa: vedo un luogo.
Uno scorcio, un panorama o un pezzo di città, una casa.
Mi sono familiari: sono i luoghi della mia vita.
Un luogo diverso ogni volta, ma ogni luogo con le stesse caratteristiche: immobile, silente e vuoto.
Vuoto di gente, come a scattare una foto alle due del pomeriggio, quando sono tutti a casa a mangiare.
Ho conosciuto l’uomo della sabbia.
SANDMAN fumetto di Neil Gaiman
SANDEMAN porto portoghese
A volte penso sia stata la luna a partorirmi
tra spasmi di cosce pallide sapientemente allargate
tra le stelle proprio in alto.
Così appesa sopra un concerto di David Bowie lei
si apriva lasciandomi cadere.
Io sono Demon e la luna è mia madre.
(Isabella Santacroce)

(foto di J. Koudelka)
Io vengo dal buio.
Nero senza tempo e dimensione, senza nome, confine, ombra e gravità.
Non ci sono parole. Solo silenzi nel mio universo.
Il prima, il dopo perdono la reciproca distinzione, si confondono l’uno con l’altro, si equivalgono nei pensieri, pochi pensieri, della mia mente.
Nero, buio, sonno, veglia senza respiro: tutto uguale.
Occhi chiusi, occhi aperti: tutto uguale.
Mare, abisso, cielo, suolo: tutt’uno.
Io vengo dal buio e sono straniera in questo mondo di luce e di ombra.
Non riesco a camminare con la gravità ai piedi.
Tutto è nuovo per me, ma il concetto che più di tutti fatico a comprendere è l’ostinata distinzione che c’è in questo mondo tra il tutto e l’uno.
Non so.